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Dove abitano le parole

“Il nome di Santarcangelo parla fortemente al mio cuore”

Le carte di Antonio Baldini nella biblioteca a lui intitolata

Sabato 19 maggio, ore 18

 

Da alcuni anni l’Istituto Beni Culturali dell’Emilia-Romagna promuove l’evento Dove abitano le parole che, partendo dalle case o dai luoghi ove sono conservate le carte degli scrittori, vuole dare valore alle testimonianze e ai materiali che di questi personaggi ancora ci rimangono e complessivamente alla loro eredità intellettuale; e nel contempo rileggere autori noti o riscoprire autori meno noti, recuperando la dimensione del loro rapporto a volte straordinariamente intenso e fine con i luoghi di origine, di vita o di elezione.

Quest’anno anche la biblioteca comunale di Santarcangelo è entrata a far parte di questo evento con una iniziativa dedicata allo scrittore e critico letterario Antonio Baldini, cui è intitolata la biblioteca stessa e le cui carte, libri e documenti archivistici sono in essa custoditi.

Programma

– ore 18,00: visita guidata al Fondo archivistico Antonio Baldini
a cura di Lisetta Bernardi referente degli archivi e dei fondi della biblioteca comunale di Santarcangelo

– ore 18.30:  La stazione di  Belacqua….Michelaccio… Campacavallo!

Lettura  in musica  liberamente tratta da Italia di Bonincontro di Antonio Baldini
A cura della Filodrammatica Lele Marini – Ideazione e regia di Liana Mussoni.
Liana Mussoni Voce – Massimo Macio Ricci Voce e Chitarra
Scenografie e disegno luci Luciano De Paoli –   suoni Matteo Amanati

 

La partecipazione è libera e gratuita

 

Il fondo Antonio Baldini presso biblioteca comunale Santarcangelo

Il complesso archivistico è stato donato dagli eredi di A. Baldini alla Biblioteca comunale di Santarcangelo di Romagna, con un primo lascito nel 1972 e successivamente nel 2004 e altri documenti sono stati depositati negli anni successivi.

E’ costituito da: volumi e periodici della biblioteca personale appartenuta allo scrittore e critico letterario, dalle sue carte ed appunti di lavoro, carteggi e corrispondenze varie, stampe, dattiloscritti delle sue opere e dei suoi articoli, materiali iconografici.  (Il fondo è stato poi incrementato con l’acquisizione di opere di e su Antonio Baldini, edite successivamente alla sua morte).

La biblioteca (costituita da circa 11.000 volumi: oltre 8.000 monografie, 1350 estratti e 270 periodici) è stata quasi interamente catalogata e quindi le descrizioni dei volumi visibili nel catalogo condiviso della Rete biblioteca di Romagna e San Marino, della quale la biblioteca santarcangiolese fa parte (http://scoprirete.bibliotecheromagna.it/SebinaOpac)

Degli altri materiali esistono solo schede o registri cartacei, che comunque ne permettono il recupero – e quindi la loro consultabilità. Il fondo è accessibile e consultabile su appuntamento (generalmente il mercoledì mattina – riferimento dott.ssa Lisetta Bernardi – mail biblioteca@comune.santarcangelo.rn.it)

 

Biobibliografia di Antonio Baldini (sintetica)

Antonio Baldini, scrittore e critico letterario, nato e deceduto a Roma 1889-1962, ma di antica ed importante famiglia santarcangiolese (i suoi avi furono per tanti anni sindaci/priori della comunità di Santarcangelo). Fu tra i fondatori della Ronda. Esordì con il racconto lirico-simbolico Pazienze e impazienze del Maestro Pastoso (1914); seguirono raccolte di prose fra l’invenzione e la critica, la divagazione e la confessione autobiografica, dove l’amore per la tradizione si concilia con uno scanzonato senso della modernità (Salti di gomitolo, 1920; Michelaccio, 1924; Quel caro magon di Lucia, 1956).

Vita

Combattente della guerra 1915-1918, e decorato al valore, fu collaboratore dei maggiori giornali (dal 1924, del Corriere della sera) e periodici, redattore capo, dal 1931, della Nuova Antologia, di cui divenne da ultimo il direttore letterario; nel 1950 fu nominato presidente della Quadriennale d’arte di Roma; già accademico d’Italia, dal 1953 era socio corrispondente dell’Accademia dei Lincei che nel 1957 gli conferì il Premio Feltrinelli per le Lettere.

Opere

Esordì con Pazienze e impazienze del Maestro Pastoso (1914), una narrazione che tiene, insieme, del racconto lirico-simbolico e della favola ariostesca, cui seguirono numerose raccolte di prose in cui il suo amore per la tradizione e per i classici si concilia con uno scanzonato senso della modernità, anche nel sapido impasto dello stile. Nostro Purgatorio (1918), ricordi di guerra, Umori di gioventù (1920), Salti di gomitolo (1920), la serie delle “passeggiate” romane (poi raccolte, a cura di A. Bocelli, in Rugantino, 1942), Michelaccio (1924), La dolce calamita (1929, nuova ed. col titolo Beato fra le donne, 1940), segnano i momenti più felici della sua arte, ispirata a un gusto sensuale della forma, o, meglio, a una sensualità visiva. La quale, anche quando B. dal piano della fantasia si verrà volgendo sempre più a quello della riflessione, al viaggio e al ritratto, tenderà a risolvere figurativamente l’osservazione, il giudizio, la “moralità”: Amici allo spiedo, 1932, n. ed. Buoni incontri d’Italia, 1942; Ludovico della tranquillità, 1933, n. ed. Ariosto e dintorni, 1958; La vecchia del Bal Bullier, 1934 (n. ed., comprendente anche le note di un viaggio in Turchia, Diagonale, 1930, Parigi-Ankara, 1943); Italia di Bonincontro, 1940; Cattedra d’occasione, 1941; Se rinasco…, fatti personali, 1944; Fine Ottocento, 1947; Melafumo, 1950, n. ed. Il Doppio Melafumo, 1957; “Quel caro magon di Lucia”, microscopie manzoniane, 1956; Un sogno dentro l’altro, postumo, 1965, a cura del figlio Gabriele; Le scale di servizio: introduzione al libro e alla lettura, post. 1971, a cura di N. Vian, che ha anche pubblicato la raccolta degli articoli apparsi sul Corriere della sera (Tastiera, 3 voll., 1978-80). Baldini curò edizioni e antologie dei classici, fra cui particolarmente notevoli Le più belle pagine di Ludovico Ariosto (1928) e Er Commedione (1944), dai sonetti di G. G. Belli, poeti a lui dilettissimi, e quest’ultimo di decisivo influsso sulla “romanità” del suo gusto.

(Fonte: Treccani.it)

 

La stazione di  Belacqua….Michelaccio… Campacavallo!

Dalla stazione ferroviaria di Santarcangelo di Romagna, ultima fermata sulla linea Bologna-Rimini, si stacca con ampia curva un tronco di strada ferrata a un solo binario che, sovrapassata la via Emilia e avendo a sinistra il Marecchia e a destra la rotabile per il Montefeltro, punta in direzione del tricùspide monte di San Marino. E’ questa una strada ferrata unica del suo genere.

Il treno non vi passa.

Le rotaie sono rosse di ruggine e framezzo vi crescono rovi acacie cardi e fiori selvatici in quantità, fra i quali brucano le capre, bézzicano le galline e volano calabroni e farfalle.

 

Così inizia “Italia di Bonincontro”,  il libro di Antonio Baldini scritto nel 1940 con il quale ci racconta le sue esperienze di viaggio e i suoi “buoni, cari e curiosi incontri”, nella valle del Marecchia, in particolare a Poggio Berni, Verucchio e Scorticata, ma anche a Rimini e Covignano.

Gli incontri a cui si riferisce Baldini non riguardano solo le persone, ma in ugual misura le cose, le leggende e i paesaggi conosciuti nelle sue peregrinazioni per l’Italia e in questo caso specifico una circoscritta zona della Romagna.

Ma anche se i fatti narrati sono accaduti veramente, nello spettacolo questi luoghi e paesaggi vengono narrati quasi come una favola, in un tempo che sembra essersi fermato, come quel treno della linea Santarcangelo-Fabriano che in realtà non è mai passato. Un tempo quindi che oscilla fra il fiabesco e il reale anche attraverso la presenza buffa e ironica di un personaggio stralunato molto caro a Baldini:

Michelaccio, un povero straccione dal cuore puro, vagabondo e bonario, ma soprattutto pigro, tanto da essere paragonato a Belacqua, figura che ritroviamo nel Purgatorio dantesco.

Questa atmosfera è anche sostenuta dal tocco poetico e naif dato dalla scenografia e dagli oggetti di scena ideati da Luciano De Paoli e dalle tante canzoni d’epoca interpretate dal vivo con leggerezza e ironia da Liana Mussoni e Massimo Ricci.

Ma lo spettacolo è anche e soprattutto un elogio alla lentezza, un invito a viaggiare sì, ma con calma, senza fretta, magari a piedi per gustarsi le bellezze del paesaggio e contemporaneamente dare spazio a meditazioni più profonde che si perdono inevitabilmente con la velocità.

“Il treno frettoloso fa i viaggiatori ciechi” dice Baldini e continua: “La rapidità del vapore, sciupa il desiderio e lascia l’impazienza”.

 

 L’evento regionale “Dove abitano le parole”

L’istituto beni Culturali della Regione Emilia-Romagna organizza nei giorni 18-19-20 e 25-26-27 maggio 2018 la quarta edizione di “Dove abitano le parole. Scopriamo le case e i luoghi degli scrittori in Emilia-Romagna”.

La rassegna coinvolge tutto il territorio regionale ed è dedicata agli scrittori antichi e moderni che sono nati o vissuti in Emilia-Romagna, da Ludovico Ariosto a Giovanni Pascoli, da Marino Moretti a Cristina Campo.

Di questi scrittori spesso rimane una eredità tangibile rappresentata dalla casa – la loro casa – che conserva arredi, oggetti, memorie. In altre situazioni le case non esistono più, ma ci sono luoghi che di un autore ci parlano con grande intensità. Pensiamo alla Ferrara di Giorgio Bassani o alla “Bassa” parmense e reggiana di Giovannino Guareschi.  Esistono infine istituzioni culturali – biblioteche, archivi, fondazioni – che conservano fondi librari e materiali d’archivio di uno scrittore e che si occupano di valorizzare e divulgare questo patrimonio.

La rassegna è cresciuta negli anni: l’edizione 2018 è dedicata a 38 autori, noti e meno noti. L’offerta degli eventi proposti, tutti a ingresso libero, è particolarmente varia e interessante: letture, conferenze, passeggiate letterarie, visite guidate, concerti, spettacoli teatrali, laboratori per bambini e adulti, merende e aperitivi.

La mappa letteraria che ne risulta unisce le principali città a paesi e località grandi e piccoli.

Va infine ricordato che “Dove abitano le parole” non si configura come una iniziativa estemporanea: da molti anni IBC dedica alle case museo e ai fondi degli scrittori un’attenzione particolare che si aggiunge a quella messa in campo dalle amministrazioni locali e da numerose associazioni culturali che operano sul territorio.

L’ edizione 2018 di “Dove abitano le parole” comprende anche due mostre allestite rispettivamente nella Biblioteca Malatestiana di Cesena e nella Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Le due mostre sotto l’identico titolo di “La voce delle carte” espongono lettere (a Bologna) e preziosi manoscritti autografi (a Cesena) dei più importanti letterati e artisti della prima metà del Novecento, provenienti dal fondo dello scrittore Giovanni Papini, acquisito dall’Istituto Beni Culturali.

“Dove abitano le parole” è un progetto di Alberto Calciolari, Isabella Fabbri, Priscilla Zucco, con la consulenza scientifica del prof. Andrea Battistini.