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Cibo come cultura

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CIBO COME CULTURA

12a edizione: 15/29 novembre 2018

 

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Programma 2018

 

Giovedì 15 novembre – ore 21

Porchetta, una tradizione antica

Interviene Giovanni Ricciotti

 

Giovedì 22 novembre – ore 21

Dallo spreco al recupero del cibo

Intervengono: Piero Meldini e rappresentanti associazione dell’associazione Foodbusters

 

Giovedì 29 novembre – ore 21

Erba buona. Un ricettario di un girovago

    interviene Fabio Fiori

Presentazione

E’ arrivata alla sua dodicesima edizione l’evento “CIBO COME CULTURA. Dai sapori ai saperi” il ciclo di conferenze e presentazione di libri, con letture e piccole degustazioni, ideata e promossa da: Biblioteca Antonio BaldiniFondazione FoCuSPro Loco SantarcangeloFiera San Martino/Blu Nautilus, con la partecipazione di Coop Allenaza 3.0, Banca Malatestiana e Azienda Vinicola Case Marcosanti

Ogni anno, al temine della Fiera di San Martino, si svolgono tre serate, dedicate alla presentazione di prodotti tipici o volumi  pubblicati inerenti l’enogastronomia.

Gli incontri prevedono poi intermezzi con letture a tema tratti dai libri presentati o da altre fonti, nonché piccole degustazioni finali.

Il modo di produrre o preparare il cibo e le bevande, e le modalità con cui consumarli, sono parte integranti della cultura dell’uomo, viste le tantissime loro  implicazioni:  sociali, antropologiche, economico-politiche, ed anche letterarie.

I libri e gli incontri della rassegna “Cibo come cultura. Dai sapori ai saperi” vogliono rappresentare delle occasioni, delle piccole tessere per approfondire e far meglio conoscere le usanze e la storia – le storie – legate alla alimentazione, al cibo ed al bere (ed al loro uso). Ma pure occasione di approfondimento e di riflessione su temi di stretta attualità legati all’alimentazione, quali ad esempio – è il tema di una delle serate – lo spreco degli alimenti e l’essere consumatori attenti, consapevoli e non passivi.

Con la consapevolezza, appunto, che queste tradizioni, queste storie (quindi questa nostra identità enogastronomica), questi nuovi stili di consumo,  queste problematiche oggi fortemente sentite, possono essere comprese e conosciute solo approfondendole nella loro varietà e complessità, nel loro essere frutto di evoluzioni, di cambiamenti storici, di abitudini e di costumi  e, come tali, frutto di incontri e contaminazioni con altre tradizioni, con altre “storie” e culture.

 

Gli incontri, con inizio alle ore 21, sono ad ingresso libero. E’ possibile lasciare una offerta che sarà utilizzata per ulteriori attività culturali legate al tema della enogastronomia e  “cultura del cibo”.

 

Per informazioni :

Biblioteca Comunale “A. Baldini” Viale Pascoli, 3 – Santarcangelo di R.

Tel. 0541.356299 – mail: biblioteca@comune.santarcangelo.rn.it

IAT Pro Loco Santarcangeloautilus srl. Rimini –

Tel. 0541.624270 – mail:  iat@comune.santarcangelo.rn.it

 

 

IL PROGRAMMA IN DETTAGLIO:

  • Giovedì 15 novembre – ore 21

Giovanni Ricciotti intratterrà il pubblico parlando della Porchetta, una tradizione antica

La porchetta è un piatto di antichissima tradizione, caratteristico delle piazze e delle strade, ma non solo popolare perché presente anche sulle tavole dei nobili e dei potenti del passato e dei gourmet di oggi. Attraverso un lungo cammino, che inizia nel mondo greco-romano, è arrivata nel Medio Evo nella fascia mediana dell’Italia ed è giunta, infine, a noi per diffondersi in tutta la penisola e oltrepassare anche i confini nazionali. Di questa saporita e gustosa vivanda Giovanni Ricciotti ci offre un quadro ricco di notizie e curiosità e, lasciando ben poco di inesplorato, ricostruisce le vicende storiche e la diffusione geografica, rintraccia e ripropone le ricette e registra le presenze nella letteratura, nelle manifestazioni culturali e nel costume. Il volume è corredato da una bibliografia ragionata, da un indice dei nomi e dei luoghi.

Giovanni Ricciotti, attivo da tempo come insegnante nelle scuole superiori di Senigallia, è cultore di studi di carattere letterario e storico. Suoi campi di indagine sono la letteratura del Novecento e la storia moderna e contemporanea dove ha svolto ricerche relative alla storia della gastronomia, dell’emigrazione e della realtà locale.

 

  • Giovedì 22 novembre – ore 21

Dallo spreco al recupero del cibo

Intervengono: Piero Meldini e rappresentanti associazione dell’associazione Foodbusters

Serata dedicata al tema dello spreco alimentare e del possibile riutilizzo degli “avanzi” partendo da Olindo Guerrini ed il suo “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa” passando per l’Artusi della “Scienza in cucina e l’arte di mangiare bene” – relatore Piero Meldini –  fino ad arrivare ai giorni nostri – con la presentazione di una singolare esperienze attivata dall’associazione Foodbusters.

 

Gli avanzi possono essere consumati nello stato in cui si trovano, o dopo una breve ricottura anche essere riutilizzarli nella elaborazione di altre pietanze. Questo riutilizzo ha sempre rivestito un certo ruolo per il risparmio di risorse nella gestione dell’economia domestica e, più in generale, nell’economia considerata a un livello più globale, mediante la riduzione degli sprechi alimentari.

Da un punto di vista sociologico, la lotta allo spreco alimentare nonché la conservazione e il riutilizzo degli avanzi è alla base di scelte etiche in quanto “non sprecare” non significa solo ridurre spese inutili o non gettare il cibo nella spazzatura;  significa anche e soprattutto scegliere in modo responsabile nuovi stili di vita che alimentano una nuova crescita economica. Un cambiamento che ciascuno di noi può mettere in pratica, a vantaggio di tutti.

 

Piero Meldini è nato a Rimini, dove vive, e si è laureato in Lettere classiche all’Università di Bologna. Dopo alcuni anni di insegnamento, ha assunto la direzione della Biblioteca Gambalunga, incarico che ha ricoperto dal 1972 al 1998.

Ha collaborato attivamente con l’editore Mario Guaraldi, per cui ha progettato e diretto collane e con il quale ha pubblicato Reazionaria (1973), libro che ha riaperto il dibattito sulla cultura di destra in Italia, Sposa e madre esemplare (1975), sulla politica fascista della donna e della famiglia, Mussolini contro Freud (1976), sui complicati rapporti tra fascismo e psicoanalisi e Un monumento al duce? (1976), sulle critiche di Denis Mack Smith alle tesi di Renzo De Felice e sulle successive polemiche sulla stampa italiana e anglosassone.

Oltre che di storia contemporanea si è occupato di psicoanalisi, iconologia, storia locale e altro ancora. Collaboratore di vari quotidiani (“Paese Sera”, “Il Resto del Carlino”, “Il Messaggero”, “La Voce”, “Quotidiano Nazionale”, ecc.) e periodici (“Linus”, “King”, “Alfabeta”, “La rivista dei libri”, “Prometeo”, “Romagna arte e storia”, ecc.), nel 2004, a Ravenna, ha ricevuto il Premio Guidarello per un articolo di cultura.

Si interessa di storia del cibo dalla seconda metà degli anni Settanta. In questo campo ha scritto, fra le altre cose, La cucina dell’Italietta (Guaraldi, 1977), Le pentole del diavolo (Camunia, 1989), Le ricette d’e’ Gnaf (Panozzo, 1997), La cucina riminese tra terra e mare (Panozzo, 1995, con Michele Marziani), La cultura del cibo tra Romagna e Marche (Minerva, 2005) e Gli Italiani e il cibo negli ultimi due secoli (Guaraldi, 2013). L’attività è stata premiata nel 2008, a Forlimpopoli, con il Premio Marietta ”ad honorem”. Collaboratore fin dal primo numero de “La Gola”, il mitico «mensile del cibo e delle tecniche di vita materiale», è stato tra i fondatori di Arci Gola e di Slow Food, e ha fatto parte della redazione del mensile “Slow”. È nel Comitato scientifico di Casa Artusi.

Ha esordito nella narrativa nel 1994 e ha pubblicato vari romanzi: L’avvocata delle vertigini (1994), che ha conseguito vari premi letterari, tra cui il Premio Bagutta opera prima e il Premio Chianti; L’antidoto della malinconia (1996), Premio Vittorini Siracusa, Premio Catanzaro e Premio Selezione Campiello; Lune (1999); La falce dell’ultimo quarto (2004), Premio Bigiaretti Matelica e Premio Chiavari; e Italia. Una storia d’amore (2012). I romanzi sono stati tradotti in francese, tedesco, spagnolo, polacco, greco e turco.

Nel 2005 la città di Rimini gli ha conferito il Sigismondo d’Oro.

 

 

Chi sono i Foodbusters: Una comunità di lotta contro lo spreco

I Foodbusters sono un gruppo di persone che hanno fondato la prima associazione Onlus di recupero cibo nelle Marche, fra le primissime in Italia. 

Chiamare i Foodbusters significa quindi decidere di far parte di un mondo di folli “supereroi” che, compiendo un gesto di generosità equa e solidale a 360°, pensano che sia giusto impegnarsi per provare a contribuire ad una giusta causa.

Dunque, sottrarre cibo allo spreco significa eco-sostenibilità, ovvero attivare un circolo virtuosoil potenziale alimento-rifiuto mantiene le sue qualità intatte divenendo risorsa che sfama, offre un’occasione di reintegro sociale e crea valore etico.

Donare il cibo in eccesso, inoltre, rende ogni evento più gradevole in chi vi partecipa e un’importantissima testimonianza di valori etici in chi decide di scommettere insieme a noi sul recupero, siano essi coppie di sposi, aziende o organizzatori di eventi.

I “Foodbusters” (gli acchiappacibo) sono una comunità operativa di recupero cibo di qualità, che muove i primi passi nelle Marche

Questo progetto nasce nel 2016 ad Ancona dall’idea di Diego Ciarloni, supportato e sopportato dalla moglie Simona Paolella e dall’amico Marcello Santalucia i quali, ognuno con la propria esperienza (rispettivamente nella comunicazione, nella psicoterapia e nel supporto ai pazienti oncologici), hanno  deciso di dichiarare guerra allo spreco di cibo durante gli eventi: dai matrimoni ai meeting aziendali, dai compleanni alle feste di laurea, agli addii al celibato etc. etc.

Indossati i panni dei Foodbusters, gli operatori acchiappacibo, una volta recuperate le eccedenze alimentari, hanno il compito di trasportarle, seguendo tutte le regole igenico sanitarie nel giro di poche ore ad enti caritatevoli, case famiglia, etc. ad uso e consumo dei meno fortunati.

Ogni evento avrà traccia on line in tempo reale, dal recupero degli alimenti

fino alla consegna del cibo all’ente “sociale” più vicino o indicato.

 

 

  • Giovedì 29 novembre – ore 21

Fabio Fiori ci parla di Erba buona. Un ricettario di un girovago

Un taccuino di viaggio, naturalistico, filosofico e gastronomico, dedicato alle erbe mangerecce che crescono nelle periferie e negli incolti, in tutti quegli ambienti residuali che circondano le nostre città, piccole e grandi.

 

Erba buona. Ricettario di un girovago

Erbe vagabonde, belle e buone, del Terzo paesaggio rivelato da Gilles Clément, vissuto da tutti noi. Per conoscerle, raccogliere, pulirle e cucinarle è necessaria una sola inestimabile ricchezza: il tempo, inalienabile patrimonio di ogni uomo. Viva le erbacce dunque, che bucano l’asfalto e impreziosiscono il

cemento, riportando il verde nelle nostre grigie città. Doppia sarà poi la gratitudine quando, anche attraverso questo piccolo taccuino, scopriremo che sono erbette, con saporite qualità alimentari. Come negli incolti si trovano piante di ogni tipo e provenienza, erbe ribelli, in questo libro si mescolano gli antichi saperi autarchici delle nonne e quelli filosofici di viaggiatori, botanici e gastronomi, da Bruce Chatwin a Richard Mabey, da Nicolas Bouvier a Pellegrino Artusi. Senza dimenticare la preghiera di padre Ciccillo, cioè “l’assurdo, l’umano, il matto, il dolce” Totò: “Beata l’erba fresca, l’ortica, la cicoria, e chi se la magna, che Dio l’abbia in gloria”.

Fabio Fiori,

Marinaio e narratore, girovago ed erbaiolo.

Autore di varie pubblicazioni; le ultime, in ordine cronologico, Anemos. I venti del Mediterraneo (Mursia, 2012),  Thalassa. Le acque del Mediterraneo (Mursia, 2014). Nel 2017 ha pubblicato il suo primo romanzo Il vento i giorni (Italic-Pequod). Infine, appunto,  nel 2018 Erba buona. Ricettario di un girovago (Stampa Alternativa).

Collabora con Bolina, Lettera Internazionale, L’Indice dei Libri e Corriere Romagna. A studio e scrittura, associa i piaceri della vela e del remo, del nuoto e della pesca, oltre all’antico richiamo per il cammino.