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Frammenti. Otto appuntamenti con la storia locale

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Alla Baldini…Ascoltare, conoscere, curiosare

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Frammenti. Otto appuntamenti con la storia locale

(2018)

 

Venerdì 16 febbraio – ore 17, 30

Presentazione del volume

di Angelo Turchini, Mirko Orioli, Marco Viroli, Paola Novara, Cristina Castellari

La Romagna dei castelli e delle rocche  (Il Ponte vecchio, 2017)

Interverranno: Angelo Turchini, Mirko Orioli

Dialogherà con gli autori: Marzio Casalini  (editore)

Nella Romagna tra Medievo ed Evo Moderno è ovunque in atto una lotta per la sopravvivenza e per il dominio e ovunque perciò fioriscono strutture di difesa e di offesa. Così avviene lungo l’Appennino, ove rocche e castelli paiono dare nuovo slancio all’aguzzo delle cime, così su meschini rilievi, come a Cesena o a Santarcangelo, oppure nella piena pianura, ove rocche e castelli si acquattano minacciosi a strettissimo contatto con i dominati (a Imola, a Faenza, a Forlì, a Forlimpopoli, a Rimini, a Ravenna, a Lugo…): bastioni potentissimi a garanzia di un potere inestirpabile.
Ricostruendone le vicende, il libro diviene una storia della Romagna sotto la specie degli incastellamenti: passano nelle sue pagine figure memorabili; rivivono le ambizioni degli uomini che abitarono quelle torri e quei masti; si celebra l’eroismo di donne di ardente sorprendente coraggio, protagoniste di una Romagna appassionata e corrusca; si rievocano le sofferenze delle popolazioni, la prepotenza dei signori, le tecniche della guerra, gli afrori delle ambizioni umane, infine gli amori che pure fiorirono in sale costruite per altro che per l’abbandono alle tenerezze dei sentimenti.
Agli autori del libro appunto questo l’Editore ha chiesto: assumere le rocche e i castelli non solo e non tanto per la loro struttura architettonica e per il loro possibile valore turistico, ma soprattutto per quel che significarono nella storia, anche personale, di quanti vi abitarono, per le vicende che determinarono e per il peso che vi ebbero: dunque, una storia di cuori, di menti, di caratteri e di destini prima che di pietre e di forme, così da costruire un libro unico, sia per la vastità della ricerca, sia e in particolare perché storia di donne, di uomini, di città dentro la loro rocca
” [dalla presentazione di Eraldo Baldini].

 

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Venerdì 23 febbraio – ore 17, 30

Presentazione del volume

di  Ferruccio Farina

Sigismondo Malatesta, 1417-1468. Le imprese, il volto e la fama di un principe del Rinascimento (Maggioli, 2017)

 

Il volume vuole orientare il lettore, digiuno di storia dei Malatesta o specialista, a recuperare un profilo biografico di Sigismondo, principe tra i più celebrati del Rinascimento, al di fuori degli stereotipi in cui, troppo spesso, è stato cristallizzato. Propone una ricostruzione storica della  sua  figura  che vuol prescindere dalla fama che, immeritatamente, l’ha accompagnato per sei secoli e l’ha trasformato da uomo della storia in personaggio della fantasia e della leggenda, che l’ha narrato talvolta come un diavolo capace delle azioni più turpi, talvolta come eroe dalle imprese degne della mitologia antica. Due estremi opposti che traggono origine, diretta o indiretta, per piaggeria cortigiana, per filopapismo, per antipapismo o per inerzia storiografica, da quella fonte straordinaria che è  la pervicace campagna mediatica messa in campo dall’abilissimo papa Pio II, invidioso di lui fino all’inverosimile. Una fonte inquinata, come dimostra il volume, purtroppo potente, che ancor oggi, grazie al sigillo pontificio e al fascino delle contraddizioni che sollecita – lussuria e misticismo, violenza e poesia, eroismo e turpitudine – continua a trovare estimatori.
Certo, Sigismondo non fu né un santo né un beato. Ebbe i vizi e le virtù degli uomini di guerra e di potere dei suoi tempi. Fu violento e implacabile in battaglia, scaltro in politica. Spesso incline agli eccessi. Ma, certamente, non fu neppure il mostro del male come la leggenda di cui Pio fu l’iniziatore, ancora lo racconta. Fu, come tanti, un condottiero valoroso, un principe magnifico, un mecenate generoso, un umanista che si dilettava nel leggere i grandi della classicità e nel comporre versi, che si confrontava con i saggi e sognava splendore. Ma non solo. Del Rinascimento agli albori, in uno dei momenti più rivoluzionari ed esaltanti della civiltà occidentale, fu un protagonista di primo piano, coraggioso e innovatore. A testimoniarlo è la sua più grande impresa: il Tempio Malatestiano.

Il volume è organizzato in quattro sezioni.
Sigismondo Pandolfo Malatesta. Un principe umanista tra storia e leggenda che, del signore di Rimini, traccia il profilo di condottiero e di principe.
Il volto, 1439-1468, galleria di ritratti a lui contemporanei, cen- sita e commentata.
Le imprese: quando e come, cronologia delle sue gesta con note bibliografiche.
La fama: elogi e invettive tra XV e XX secolo, antologia di brani tratti da documenti, cronache, storie e opere di narrativa.

FERRUCCIO FARINA. Si interessa di storia del turismo e di storia della comunicazione per immagini. Su questi temi ha pubblicato, oltre a saggi ed articoli, ventidue volumi monografici con diversi editori tra i quali Fratelli Fabbri, Idea Libri, Maggioli Editore, Federico Motta, Rusconi libri, Panozzo, Silvana editoriale. Docente a contratto di sociologia e storia della comunicazione turistica nel corso di Laurea in Scienza della Comunicazione, facoltà di Sociologia dell’Università degli studi di Urbino “Carlo Bo” (1998-2013), iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, ha collaborato a trasmissioni della RAI, della RTV della Svizzera italiana e alle pagine culturali de “Il Resto del Carlino” e de “Il Messaggero”. Membro dell’Advisory board di “Rimini Venture 2027. Piano Strategico della città di Rimini” (2008-2011), ha progettato e curato “Balnea.museum, Museo virtuale dei bagni di mare e del turismo balneare” (1997-2015), www.balnea.net. Nel 1980 ha fondato insieme a Pier Giorgio Pasini la rivista “Romagna arte e storia” della quale è direttore responsabile dal 2015.

Gli argomenti che attualmente lo impegnano maggiormente sono il mito di Francesca da Rimini e la storia della famiglia Malatesta. Ha tenuto seminari e organizzato convegni di studio presso Università europee e americane, è coordinatore del “Centro Internazionale di studi Francesca da Rimini” e, dal 2007, cura le “Giornate Internazionali Francesca da Rimini” in collaborazione con UCLA, Center for Medieval and Renaissance Studies (CMRS), che si tengono a Rimini e a Los Angeles. Su Sigismondo Pandolfo Malatesta ha curato, insieme a Pier Giorgio Pasini, la mostra e il catalogo de Il tempio di Sigismon- do: grafica malatestiana fra Rinascimento e Novecento, Rimini, 2000; ha pubblicato alcuni saggi tra i quali Il volto e la fama. Le medaglie di Pisanello e di Matteo de’ Pasti per Sigismon- do Malatesta nei repertori iconografici tra XVI e XVII secolo (Romagna Arte e Storia, n. 103, 2015) e Un papa per nemico. Sigismondo Malatesta, Francesco Filelfo e Pio II tra elogi e invettive (ibid., n. 106, 2016). In corso di pubblicazione BNF Ms. Italien530: an illuminated Commedia of 1411 as a source of adventure, mystery and romantic interpretation, paper in Dante and the Visual Arts: a Summer Symposium, Ucla and the J. Paul Getty Museum, Los Angeles, The Getty Center, 2016.

 

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Venerdì 2 marzo – ore 17, 30

Presentazione del volume

di  Michele Tombesi

Padre Pasquale Tosi (1835-1898). Primo gesuita romagnolo ad evangelizzare l’Alaska  (pubblicato da Parrocchia SS. Vito e Modesto, 2018)

Dialogherà con l’autore: Ettore Tombesi


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Venerdì 9 marzo – ore 17, 30

Presentazione del volume

Croci dipinte nelle Marche. Capolavori di arte e di spiritualità dal 13. al 17. secolo (Il lavoro editoriale, 2014)

Relatore Giovanni Venturi (curatore del volume)

L’idea di questo progetto editoriale nasce alcuni anni fa, sospinta dal mio interesse per la pittura, in particolare del ‘300 e ‘400, e dal desiderio di  far conoscere e contribuire alla valorizzazione del variegato patrimonio storico artistico del Montefeltro, in particolare del mio paese natale Macerata Feltria, e di tutta la Regione Marche.

Avevo già cercato infatti nel 2010 di attivare un progetto di mostra d’arte su questa tipologia di opere della Regione, una mostra tematica che focalizzasse per la prima volta queste opere straordinarie per dimensioni e fattura, le Croci dipinte su tavola, che hanno segnato la storia artistica, culturale e religiosa, di quel periodo storico nell’attuale Regione Marche e  territori limitrofi, pervenute a noi  in numero considerevole (circa cinquanta), ma rimaste confinate per la maggior parte a decoro di musei, chiese, monasteri di piccoli centri, quasi mai assurte nel loro insieme agli onori di una mostra appunto tematica o di uno studio a  larga diffusione, se non quello di alcuni specialisti della storia dell’arte.

Tale progetto di mostra non suscitò  allora il coinvolgimento concreto di soggetti, enti ed istituzioni che potessero sostenerlo, ma certo della bontà di un progetto di studio per una completa individuazione di tali opere, ho continuato ad approfondire l’argomento dal punto di vista storico-artistico-religioso e della loro ricerca sul territorio regionale, a cominciare da quelle esistenti nel Montefeltro e Massa Trabaria, benchè  già più note e quasi tutte di scuola pittorica  riminese-giottesca della prima metà del ‘300.Il mio interesse per questa tipologia di opere deriva in vero dall’aver  potuto ammirare costantemente, fin da adolescente, la monumentale croce di Macerata Feltria, fra le più grandi di quelle che si possono ammirare nelle Marche ed altrove e fra le più belle per  la sua fine fattura pittorica e cromatica, che distaccandosi in maniera originale dalla tipologia delle croci realizzate nel corso dello stesso XIV secolo, sembra  anticipare i canoni pittorici del ‘400, e per questo scelta come immagine di copertina del volume.     La grande croce, attribuita all’epoca al pittore Carlo da Camerino, era collocata nella Parrocchiale di San Michele Arcangelo e solo in epoca recente è stata spostata temporaneamente nella Chiesa di Santa Chiara.    In occasione di tale spostamento ho riassunto in un lungo articolo i luoghi e le vicende  storiche relativi a questa straordinaria opera d’arte, eseguita alla fine del XIV secolo,  uno dei pochi esemplari che riporta l’iscrizione (incompleta) del  nome del suo autore e dell’anno di esecuzione. Nonostante tali preziose informazioni,  le vicende della monumentale croce  di Macerata Feltria lungo i secoli non sono state ancora del tutto chiarite e il dipinto solo recentemente è stato attribuito ad Olivuccio di Ciccarello, dopo aver costituito nel secolo scorso un casus belli fra gli storici dell’arte riguardo al problema della sua  attribuzione.

Il lavoro intrapreso si è posto quindi l’obiettivo di valorizzare beni artisticamente superbi, e nel contempo di fornire anche una lettura e promozione (con i riferimenti web, via codici QR) dei luoghi e territori regionali  che li conservano, luoghi attraversati  e segnati profondamente fin dal ‘200 sopra tutto dal fenomeno del francescanesimo che dall’Umbria ha dato origine a centinaia di insediamenti  religiosi nelle Marche (“Terra dei fioretti”), committenze di innumerevoli opere d’arte fra cui principalmente croci, polittici ed affreschi, ponendo l’arte visiva come strumento al servizio della liturgia e della spiritualità.

Il risultato del progetto da me condotto è quindi  un  volume d’arte ampiamente illustrato, che attraverso i secoli presi in considerazione ribadisce ancora una volta la ricchezza di un patrimonio culturale e spirituale regionale di cui non sempre finora si è avuta consapevolezza, mostra l’evoluzione iconografica subita anche nella nostra Regione  dell’immagine del Cristo attraverso i secoli ed una distribuzione geografica delle opere che si divide per metà nel nord delle Marche e Montefeltro e l’altra metà nel centro-sud, ma sopra tutto rivela una caratteristica distintiva anche in questo caso plurale, e cioè l’assenza di un’unica scuola pittorica predominante su tutto il territorio o di un artista (spesso anonimo) o bottega che abbia monopolizzato il proprio periodo storico, e la presenza di influssi artistici evidenti provenienti dalle Regioni limitrofe  (Emilia-Romagna, Umbria, Toscana) e quindi una grande varietà di approcci, di risultati di qualità, in termini pittorici, di dimensioni e di manufatti lignei.

Il lavoro portato a termine è stato complesso ed oneroso, per  cui un sentito e doveroso ringraziamento va alla curatrice artistica del volume Maria Giannatiempo López, all’Editore “Il lavoro Editoriale”,  ai proprietari delle opere (fra cui la Diocesi di San Marino-Montefeltro) che ne hanno permesso la pubblicazione, ed a quant’altri hanno sostenuto questa iniziativa, come il Comune di Macerata Feltria.

Giovanni Venturi Laureato in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano, nativo del Montefeltro, ha operato prima come Dirigente della IBM Italia(e Direttore della Filiale di Ancona) e poi come consulente di progetti informatici in  varie regioni d’Italia, dalle Marche all’Emilia Romagna, alla Lombardia.

Da sempre appassionato d’arte, in particolare delle pittura gotica e rinascimentale, ha  coltivato questo interesse visitando mostre e partecipando a convegni ed incontri su temi storico-artistici nel suo peregrinare professionale.

Già Presidente di un club culturale, il Club Falconara, e Vicepresidente degli Amici dei Musei delle Marche, attualmente Presidente del Rotary Club Ancona Conero, da diversi anni ha colto l’esigenza e si è attivato per valorizzare il ricco patrimonio d’arte e di cultura della Regione Marche, in particolare della sua terra d’origine, sia sotto il profilo della sua conoscenza, del suo rapporto fra arte e fede, che di quello della promozione dei suoi territori, veri itinerari museali permanenti.

Tale impegno e passione lo hanno portato a cimentarsi prima in alcuni approfondimenti ed articoli di carattere storico ed artistico locale, a proporre mostre tematiche, a realizzare tour in ambito regionale,  fino a progettare e realizzare il presente progetto editoriale.

 

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Venerdì 16 marzo – ore 17, 30

Presentazione del volume

di Davide Bagnaresi

Vivere a Rimini negli anni della Belle Epoque. La quotidianità tra progresso, tempo libero, emergenze e politica (Panozzo, 2017)

Dialogherà con l’autore:
Paolo Zaghini (bibliotecario, giornalista pubblicista, ricercatore storico)

Il 1900 decretò l’avvio di una serie di progressi sociali, economici, culturali e politici che si diffusero a macchia d’olio in Italia. Fu così anche per Rimini, dove nel primo quindicennio del Novecento nacquero imprese innovative, l’elettricità sostituì il gas, fu fatta la prima telefonata, circolarono le prime automobili e, con esse, si verificarono i primi incidenti. La città, in continuo sviluppo, stava ridefinendo una sua nuova identità, crescevano le occasioni per il tempo libero e il turismo, sorgevano nuovi lussuosi alberghi…

Fu dunque un’epoca bella… ma non per tutti. A fronte dei citati progressi non cessarono le emergenze sanitarie, le esondazioni del Marecchia furono periodiche, così come scioperi e agitazioni.

Questo libro ricostruisce la quotidianità riminese durante la Belle Époque.

Davide Bagnaresi (Rimini, 1977), dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici, è assegnista di ricerca presso il Centro di studi avanzati sul turismo dell’Università di Bologna. Per lo stesso Ateneo, presso il Corso di laurea in Economia del turismo (Campus di Rimini), è da diversi anni docente a contratto in Storia dei consumi e delle imprese turistiche. Tra le sue pubblicazioni, La meravigliosa bugia, Firenze, Giuntina, 2016 (con G. Marzi e A. Morri) e Vivere a Rimini negli anni della Grande Guerra: la quotidianità tra bombardamenti, terremoti, fame e profughi, Rimini, Panozzo, 2015.

 

 

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Venerdì 23 marzo – ore 17, 30

Presentazione del volume

di Roberto Garattoni

Savignano: un borgo di Romagna detto sul Rubicone. Note di storia, cronache e dicerie di un millenario luogo di transito e di sosta sulla via Emilia (Il ponte vecchio, 2016)

Dialogheranno con l’autore: Gabriele Boselli e Giuseppe Zangoli

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Venerdì 6 aprile – ore 17, 30

Presentazione del volume

A Rimini il ’68 degli studenti. Storia di un inizio. (Panozzo 2017)

Interviene Fabio Bruschi (curatore del volume)

«In questa ‘storia di un inizio’ prima di tutto viene il luogo, Rimini. Poi il cosa, che è anche il quando, il Sessantotto. Infine il chi, gli studenti, i ragazzi e le ragazze che l’hanno fatto».
Cinquant’anni fa, tra ottobre e novembre 1967, “l’evento Sessantotto” esplode anche a Rimini con grandi scioperi e assemblee cittadine di migliaia di studenti delle superiori: un movimento sorprendentemente forte e precoce in una città di provincia, senza università, che era simultaneamente molto di più – e molto di meno – di una città della solida provincia romagnola.
Perché, nella Rimini “americana” degli anni Sessanta, il ’68 accade prima «e forse più che altrove»?
Il luogo: «Una delle massime concentrazioni al mondo di turismo balneare, intrattenimento e prodotti di consumo dell’industria culturale pop. Rimini era contemporaneamente molto di più – e molto di meno – di una città della solida provincia romagnola».
Il tempo: «Allora il tempo era ancora un tempo unico, un tempo certo: “Le lezioni, nell’anno scolastico 1967-68, avranno inizio il 2 ottobre 1967 e termine il 28 giugno 1968”. Un tempo verticale, vettoriale, significativo: un tempo che aveva delle intenzioni e prometteva un futuro».
Il volume, curato da Fabio Bruschi,  ricerca le caratteristiche del primo anno del movimento nella ricca stratificazione politica, culturale e religiosa della città, nei “caratteri originari” della Rimini degli anni del ‘boom’ e nella generazione figlia di un’Italia giovane e ancora aperta al futuro.
Fabio Bruschi e gli altri autori del libro ricercano le ragioni di questo movimento precoce e intenso nella ricca stratificazione politica, culturale e religiosa della città, nei “caratteri originari” della Rimini del“boom” e nella generazione dei “baby boomers”, in un’Italia giovane e ancora aperta al futuro.

Perché, nella Rimini “americana” degli anni Sessanta, una delle massime concentrazioni al mondo di turismo balneare, intrattenimento e prodotti di consumo dell’industria culturale pop, il ’68 accade prima «e forse più che altrove»?
Dodici saggi raccontano cosa c’era “attorno” al ’68 riminese: la storia, l’urbanistica, i libri, il rock, il cinema, i consumi, l’economia, la religione, il costume, gli intellettuali e, naturalmente, i protagonisti: gli studenti e le studentesse che hanno “fatto” il Sessantotto a Rimini.

«  In questa ‘storia di un inizio’ prima di tutto viene il luogo, Rimini. Poi il cosa, che è anche il quando, il Sessantotto. Infine il chi, gli studenti».

Cinquant’anni fa, sabato 28 ottobre 1967, “l’evento Sessantotto” esplode anche a  Rimini con  grandi scioperi, cortei  e assemblee cittadine di migliaia di studenti delle medie superiori: un movimento – sorprendentemente precoce per una città di provincia – che diventa subito ampio, innovativo, articolato, duraturo.

Perché, nella Rimini “americana” degli anni Sessanta, il ’68 accade prima «e forse più che altrove»?
Il luogo: «Una delle massime concentrazioni al mondo di turismo balneare, intrattenimento e prodotti di consumo dell’industria culturale pop. Rimini era contemporaneamente molto di più – e molto di meno – di una città della solida provincia romagnola».
Il tempo: «Allora il tempo era ancora un tempo unico, un tempo certo: “Le lezioni, nell’anno scolastico 1967-68, avranno inizio il 2 ottobre 1967 e termine il 28 giugno 1968”. Un tempo verticale, vettoriale, significativo: un tempo che aveva delle intenzioni e prometteva un futuro».
Il volume, curato da Fabio Bruschi,  ricerca le caratteristiche del primo anno del movimento nella ricca stratificazione politica, culturale e religiosa della città, nei “caratteri originari” della Rimini degli anni del ‘boom’ e nella generazione figlia di un’Italia giovane e ancora aperta al futuro. Dodici saggi raccontano cosa c’era attorno al ’68 riminese: la cronaca, l’urbanistica, i libri, il rock, il cinema, i consumi, l’economia, la religione, gli intellettuali, e naturalmente i protagonisti:  gli studenti che hanno ‘fatto’ il Sessantotto a Rimini.

 Fabio Bruschi: nota bio-bibliografica

Studi classici al Liceo ‘Giulio Cesare’ di Rimini, laurea in storia e filosofia a Bologna.

Nel  1967/’68 partecipa al movimento degli studenti medi di Rimini. Nel febbraio ’70 fonda il Manifesto a Rimini. Responsabile cultura del  PCI, segretario provinciale ARCI, ideatore  dello ‘Slego’;  a lungo amministratore del Festival di Santarcangelo, direttore di Riccione Teatro e direttore artistico del  TTV e del Premio Riccione per il Teatro. Dopo la riscoperta del dialetto nel contemporaneo organizza il recital ‘La Guèra’ e le rassegne ‘Dieci anni con Raffaello Baldini’ e  ‘Lingue di confine’, che riportano Tullio De Mauro a Santarcangelo. Cura la sezione teatrale della monografia ‘Raffaello Baldini. Essere voce gesto’, Il parlar franco, Pazzini 2016.

Ha curato o partecipato alla realizzazione di diverse mostre sul rapporto tra luoghi ed eventi culturali e artistici, tra cui ‘Ricordando fascinosa Riccione’ (1990), ‘Italo Calvino a Riccione’ (2007), ‘Confini’ (2008), ‘Vittorio Mussolini e il Premio Riccione: la Notte delle Stelle’ (2009);

Ha ideato, curato o prodotto diversi libri sul rapporto tra luoghi ed eventi culturali e artistici, tra cui ‘Pier Vittorio Tondelli, Riccione e la Riviera’ (2005) e ‘Riccione 1939: danzando sull’abisso. Vittorio Mussolini e il Premio Riccione’.

 

 

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Venerdì 13 aprile – ore 17, 30

Presentazione del volume

La Comunità dei Minori Conventuali di santarcangelo di Romagna di Romagna desunta da documenti d’archivio (Maggioli 2018)

 

Patrizia Bebi, Maria Cristina Maggioli, Silvano Beretta