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Incontro con Werther Vincenzi

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Alla Baldini…Ascoltare, conoscere, curiosare

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Giovedì 22 febbraio, ore 21

presentazione del volume

La mimi tèra

di

Werther Vincenzi

Assieme all’autore interverrà

Gianfranco Miro Gori

(autore della prefazione al volume)

 

Werther Vincenzi pittore e fotografo presenta il suo libro “LA MI TERA”  che ha ottenuto il patrocinio dell’Unione Comuni Rubicone e Mare, di Italia Nostra ( Uso Rubicone)  e della Fondazione CRC Cesena. Si tratta di un libro fotografico frutto di anni di lavoro di scatti cercati e a volta fortunati che raccontano con amore un pezzo di Romagna quella che ruota attorno al Rubicone  fatta di tanta bellezza, cultura e tradizione.

Le foto del libro sono intermezzate e corredate da dieci  poesie di  poeti romagnoli:  Gilberto Bugli, Nereo Castellani, Antonio Gasperini, Gianfranco Miro Gori (che ha scritto anche la prefazione), Fabio Molari, Giorgio Magnani, Lorenzo Scarponi, Alessandra Spinelli  Annalisa Teodorani, Stefano Teodorani, poeti che hanno voluto generosamente partecipare con un loro scritto all’iniziativa.

L’intero ricavato del libro (che ha un costo minimo di 12 euro) sarà infatti devoluto all’IRST di Meldola

 

 Werther Vincenzi Nato a Gatteo (FC)  nel 1951 dove vive attualmente . sposato con Marinella , ha svolto la sua attività lavorativa presso un’associazione  agricola ( C.I.A.) con incarichi  a livello zonale che provinciale , ha avuto esperienze come consigliere comunale di Gatteo, consigliere Amministrazione Provinciale   , amministratore ACER  ecc, con il raggiungimento della pensione  si dedica  a tempo pieno  alla pittura ed  alla fotografia  ( passioni sempre  coltivate )  attualmente è Presidente dell’ Ass. Pittori della Pescheria Vecchia di Savignano sul Rubicone  , oltre a ciò è fa il nonno a due amatissimi nipoti.  Lavorando in una associazione di categoria agricola è sempre stato a contatto con il territorio la campagna  e l’ambiente maturando una grande passione ed attaccamento al suo territorio, quella fetta di  Romagna che possiamo chiamare  Terre del Rubicone che dal mare  sale  fino alle colline di Sogliano.

Assieme alla moglie Marinella , è venuta l’idea di  questo libro  e la destinazione dei proventi in all’I.R.S.T.  di Meldola , dopo aver vissuto direttamente l’esperienza della malattia  e della cura  dopo aver visto ed appurato l’impegno  di tante persone nella prevenzione e nella cura, questa piccola cosa ci sembrava il minimo da dover fare.

Ad oggi all’IRST di Meldola con la succitata iniziativa sono stati donati € 6.300.

 

Prefazione al libro, di Gianfranco Miro Gori
Appare ormai remoto il tempo in cui il vecchio Ingres si scagliava contro il nuovo medium fotografico che – a suo dire – mirava a mischiarsi, in quanto industria, con l’arte. Vade retro. L’industria resti al suo posto. L’arte è ben altro. Oggi nessuno si unirebbe a siffatto anatema. Anzi. La fotografia ha conquistato il suo statuto di arte tecnicamente riproducibile. I linguaggi artistici s’incrociano. Pittura e fotografia si mescolano. Fino a singoli autori che le praticano entrambe in forma separata, seppur facendole interagire tra loro. Werther Vincenzi è uno di questi. Che, da fotografo, confessa subito l’altra sua passione proponendo l’inquadratura di un campo di girasoli – per l’immaginario contemporaneo Van Gogh.  E questo non basta. L’evoluzione tecnologica, il passaggio al digitale, l’introduzione di dispositivi che permettono di intervenire sulle immagini, ha allargato il dominio del medium. Resiste l’idea di fondo che fotografare significa cogliere l’attimo. Immobilizzare il tempo. Ma la possibilità di scattare all’infinito amplia la scelta del soggetto che, inoltre, può manipolare le immagini. Lo stereotipo diffuso sin dall’inizio in ambiente positivista – l’immagine fotografica riproduce la realtà davanti ai vostri occhi -, rivela vieppiù la sua natura ideologica. Fotografare equivale a ricreare. Questa la congiuntura – descritta in modo assai sommario – dove si collocano gli scatti di Vincenzi. Che, a un primo sguardo, chiunque definirebbe sapientemente pittorici. Ma al di là di questo aspetto linguistico, l’intento dichiarato del nostro fotografo è testimoniale. Un atto d’amore per le proprie radici. La mi tèra (La mia terra) risulta così un “documento” a futura memoria. Un viaggio in quel lembo di Romagna che s’adagia attorno al Rubicone. Fatto da uno che in questi posti ci è nato e cresciuto. Che non si preoccupa della fedeltà ma mira a restituire un paesaggio dell’anima. A volte in controluce; altre inondato di colori, spesso disposti in prospettiva; altre ancora in grigio e nero con macchie di rosso… Ecco il mare. La pianura. La collina. Con sporadiche presenze umane che risultano semplici silhouettes. O poco più. Affiora alla mente il verso, “Sempre un villaggio, sempre una campagna”, del grande Pascoli, a cui è da accostare, traendolo dalla medesima poesia, Romagna, la locuzione “strepito di mare”. Vincenzi rifiuta il luogo comune di una Romagna terragna, e rivendica la presenza costitutiva del mare (con qualche allusione al turismo), accanto a un paesaggio di campagna costituito di campi, alberi, vigneti… e borghi, magari decorati con sontuose ville padronali, ma pur sempre borghi caratterizzati dai propri campanili. Ponendosi così, Vincenzi, lungo la teoria di coloro che, a partire da Pascoli, ognuno col proprio mezzo espressivo, hanno raccontato la piccola patria romagnola.